Oggi finalmente approfondiremo un tema che a tutti sta molto a cuore, soprattutto a chi pratica sports di vario genere sia a livello amatoriale che agonistico.

Si fa un gran parlare del fatto che una dieta iperproteica sia alla base di una corretta alimentazione, e questa formula alimentare negli ultimi anni si è trasformata in una sorta di panacea volta alla risoluzione od attenuazione della maggior parte delle patologie che affliggono il genere umano.

Cercherò come al solito di fare molta chiarezza invitando i gentili lettori a seguire alcuni ragionamenti logici evitando per quanto sia possibile di far perdere i profani della materia nei meandri dei tecnicismi medici, certo in questo modo di far comprendere come mai questo “stile di vita” risulti molto dannoso sia a breve che a lungo termine.  

Iniziamo con il definire bene cos’è una dieta chetogenica.

Molte persone si focalizzano sui classici mantra, e cioè che le proteine sono i mattoni del corpo umano quindi essenziali, mentre i carboidrati semplici e complessi sarebbero del tutto macronutrienti marginali.

Esistono medici specialisti, naturopati e preparatori sportivi oltre i grandi luminari della nutrizione che incoraggiano ad adottare un’importante restrizione calorica e consumare una dieta quasi ad esclusivo introito di protidi a dispetto degli zuccheri, poichè questi ultimi rei di causare insulino-resistenza, sindrome metabolica e diabete di tipo 2 con tutte le conseguenze sistemiche che ne conseguono.

Secondo queste indicazioni chi assume solo carne e pesce affiancati a pochissimi carboidrati dovrebbe perdere peso in poco tempo rigenerando così persino le funzioni cognitive messe a rischio da questo demone che è lo zucchero.

Siamo certi che le cose vadano realmente in questo modo?

Dal mio punto di vista (e per fortuna non solo dal mio) le cose sono molto diverse da come raccontate purtroppo anche dalla maggior parte dei testi medici compresi quelli di medicina alternativa che assumono quasi valenza di diktat.

C’è da dire che il nome “chetogenetico” è già indicativo di qualcosa che non va bene , denota un’eccessiva produzione di chetoni, composti organici non proprio benefici, anzi in molti magari non ne conoscono un’altra loro nomenclatura che chissà il perché viene sempre omessa “acetoni”.

Di certo molte madri sapranno di cosa si tratta e spesso alla vista del proprio bambino che emette urine color Coca Cola avranno sentito dire dal proprio pediatra la perentoria frase: trattasi di acetone, bisogna immediatamente introdurre acqua e zucchero e pasti carichi di carboidrati onde evitare danni irreversibili a fegato e reni, poiché suo figlio invece di consumare gli zuccheri come fonte energetica (processo naturale) sta bruciando grassi e proteine essenziali (processo innaturale) producendo scarti tossici, appunto chetoni ed ammoniaca.

Basterebbe scrivere questo , ma so bene che per i lettori più assidui questo prologo non basterebbe a fugare i dubbi ed a farli demordere sulla reale utilità di questa tecnica alimentare utilizzata per perdere rapidamente peso anche da molti personaggi popolari che appaiono sui mass media in perfetta forma fisica.

Spieghiamo allora come mai si manifesta una così rapida perdita di peso.

Abbiamo chiarito nel penultimo articolo sulla termogenesi che un alimento perché venga completamente assimilato necessita di circa 36/48 ore, è quindi impossibile ingrassare all’interno dell’arco di questo tempo.

Quando il giorno dopo un pasto molto abbondante ci si trova gonfi e si decide di non nutrirsi per le successive 24 ore per recuperare la linea persa si adotta una pratica scorretta, poiché il pasto del giorno prima ancora deve essere processato dall’intestino crasso e quindi l’aumento del peso o il gonfiore è provocato esclusivamente da ritenzione di liquidi, spostamenti di questi ultimi da un compartimento organico ad un altro e produzione di gas in seguito a fermentazione dei cibi.

Non bisogna mai dimenticare che il nostro organismo è costituito da una percentuale di acqua molto importante e variabile, che parte dal 90% alla nascita per poi man mano con il trascorrere dei decenni decrescere fino ad un 50% durante la vecchiaia; mentre il peso che questa rappresenta è di circa il 40/45% durante ogni età.

L’acqua si concentra maggiormente nel tessuto magro rispetto quello grasso, per questo motivo gli uomini ne tratterranno di più all’interno del proprio corpo, soprattutto all’interno del compartimento muscolare che grazie al glicogeno (glucide stoccato all’interno dei muscoli) legherà 3/4 g di acqua ogni grammo di zucchero.

Da questo processo fisico ne consegue che ad una riduzione dell’introito di carboidrati di riflesso avverrà una perdita rapida e fisiologica di acqua contestualmente alla perdita di zuccheri alla quale è imprescindibilmente legata e non di grasso. 

A parte gli aspetti sgradevoli come il sudore acido, la pelle secca, l’indebolimento dei capelli e l’alitosi, le conseguenze più gravi di un’alimentazione chetogenica sono di tipo sistemico, l’intossicazione da corpi chetonici ed ammoniaca essendo prodotti di scarto molto tossici quasi sempre intaccano gli organi emuntori deputati a smaltire le scorie, come reni, fegato, epidermide non ultimo il cuore che ha bisogno di energia per riuscire a far scorrere un sangue molto più denso a causa dello stress.

In passato vari studi inerenti il catabolismo generato da una grave carenza nutrizionale glucidica paragonabile all’anoressia nervosa, ha simulato a causa dei gravi danni arrecati al sistema nervoso ed immunitario una sindrome simile ad un’immunodeficenza acquisita come l’HIV.

Ci sono da fare inoltre importanti considerazioni che sconfessano in modo inoppugnabile quelli che si credeva fossero i benefici di questo stile alimentare.

Mangiare quasi esclusivamente proteine non riduce l’insulino resistenza e quindi non mette al riparo dal diabete, anzi molte meta analisi sono chiare nel riferire che questo atteggiamento “modaiolo” potrebbe addirittura causare tali patologie provocando un innalzamento anomalo di Catecolamine (adrenalina,noradrenalina etc.) ed ormoni come il cortisolo (ormone dello stress) che si sa incrementare proprio i livelli di glucosio in modo indipendente perché deputato a riportare gli indici glicemici troppo bassi a livelli accettabili.

Inoltrandoci in qualche nota tecnica ma non approfondendo (almeno per ora) sul ciclo di Krebs, la glicolisi e la produzione di ATP, il corretto utilizzo cellulare degli acidi grassi è subordinato comunque alla presenza di glucosio, ed è vero che se carente o addirittura assente l’energia viene prodotta dal fegato mediante neoglucogenesi a partire da substrati degli amminoacidi in primis, (catabolismo = auto-cannibalismo proteico),  il problema si pone nel momento nel quale questa conversione operata da parte di quest’organo che dovrebbe avvenire esclusivamente in situazioni di estremo pericolo, e non come consuetudine, produce un’energia che per un breve lasso di tempo potrebbe in parte compensare quella fisica ma con il limite delle cellule della fibra bianca muscolare, dei globuli rossi ma soprattutto dei neuroni, perché non in grado di oltrepassare la barriera ematoencefalica che necessita di un minimo 140 grammi di glucosio al giorno per assolvere i propri processi cerebrali, motivo per il quale dopo un breve periodo chi adotta questa dieta può andare incontro a forti stati d’ansia con attacchi di panico e depressione, effetti secondari alla carenza di zuccheri e l’incremento di tutti gli ormoni dello stress, fase attivata come reazione di difesa e sopravvivenza innescata dal nostro impeccabile sistema organico compensatorio.

L’ingestione di tutti gli alimenti è deleteria per il corpo umano, poiché la digestione è pur sempre un processo che provoca dispendio energetico e stress ossidativo che a sua volta si aggiunge a quello già esistente; l’unica strada percorribile è una consapevolezza e l’impiego di una medicina condivisa con lo scopo di rintracciare qualsiasi problematica di base che mini l’armonia personale ed affrontarla con la consapevolezza che ci insegna la dottrina del dualismo, in questo caso specifico, se esiste una malattia da qualche parte esiste una cura, che di certo non potrà mai basarsi sull’abolizione di un nutriente ma magari su un’integrazione che renda lo stesso alimento non più un nemico.

Una locuzione latina a me cara è “In medio stat virtus” che fa bene intendere che alla base di tutto occorre equilibrio.

 

Alberto Fiorini