Ci hanno voluto convincere fin da quando eravamo lattanti che la frutta odierna in generale al pari del latte materno fosse l’unico alimento naturale e salutare, in virtù del fatto che veniva consumata dall’uomo fin dall’antichità, ma in realtà questo messaggio che a tutti i costi hanno cercato di inocularci è chiaramente fuorviante

Iniziamo con il dire che se è mai esistito un alimento nella storia soprattutto in epoca Medievale del quale gli uomini non gradivano nutrirsi (alto e basso medioevo) questo era proprio la frutta fresca; le motivazioni vanno dalla poca palatabilità al poco nutrimento che offriva.

La quasi totalità dei frutti che oggi abbiamo a nostra disposizione in passato non esistevano, sono un prodotto di una continua e secolare ricerca costellata da innesti improbabili ed aggiunta di additivi al fine di renderli visivamente apprezzabili e gustosi all’assunzione.

Questi prodotti naturali in passato erano consumati raramente perché alla stregua delle bacche, senza molto sapore, amari , aspri e spesso coriacei e privi d’acqua, anche se da un punto di vista di apporto vitaminico del 40/50% superiori alla frutta che troviamo oggi in commercio.

Ormai i nostri raccolti sono ridotti a “saporite enormi caramelle”

L’organismo umano avverte in base alla sua memoria storica e ad efficienti sistemi difensivi questo enorme cambiamento e cerca in tutti i modi di difendersi arginando il problema attraverso un rifiuto spesso inconscio.

I primi ad intuire il pericolo sono gli esseri più istintivi, come i bambini, che nonostante siano molto attratti dai sapori dolci: caramelle, cioccolata, gelati etc, rifuggono quando li si invita ad assumere un qualsiasi frutto.

Non esiste una classificazione ufficiale dirimente in relazione ai danni provocati dal consumo di frutta; ma di media si consiglia di non superare l’assunzione di 350/400 g di prodotto al giorno per non incorrere in gravi problemi di dismetabolismo.

Se si valuta che una mela di grosse proporzioni pesa all’incirca 300g, ne consegue che un frutto al giorno dovrebbe essere sicuro, forse…..!

Le vitamine all’interno dei frutti sono in tracce, cioè in mcg, tranne la vitamina C che la fa da padrona con i suoi 5mg contenuti negli agrumi e 8 nelle banane.

La nota più dolente è in relazione al metabolismo del fruttosio, infatti questo a differenza degli altri saccaridi viene stoccato direttamente come scorta all’interno del fegato dove solo in presenza di forte carenza energetica viene convertito in glucosio.

Molti ricercatori medici di istituti internazionali, pur essendo consapevoli che un consumo superiore ai 25 grammi di fruttosio al giorno è la prima causa di gravi danni a carico degli epatociti come steatosi e cirrosi epatica non alcolica soprattutto nei bambini, , continuano a sostenere che esiste una differenza se l’assunzione di questo carboidrato avviene associato alla frutta o se utilizzato come aggiunta ad altri alimenti, con la convinzione che le fibre possano in qualche modo proteggere da eventuali picchi glicemici.

Questa che resta ad oggi una tesi senza fondamento scientifico non fa altro che aumentare un’opera di convincimento che presto verrà sconfessata da test di secondo e terzo livello eseguiti con apparecchiature di ultima generazione, che evidenzieranno che non solo con il decremento del patrimonio vitaminico ormai è presente una riduzione importante anche delle stesse fibre dei frutti, ma che a prescindere le stesse fibre non possono intervenire bloccando ne la conversione in trigliceridi(grassi) dell’eccedenza dello zucchero, e tantomeno la produzione di un pericolosissimo elemento di scarto come l’acido urico secreto all’interno del fegato in risposta all’assunzione di questo glucide

Alberto Fiorini