Finalmente oggi scriverò in merito ad un argomento molto controverso sia da parte della medicina ufficiale che di quella naturale; io chiamerei questa sindrome “la causa di tutti i mali” la SNAS (sindrome sistemica da allergia al nickel) che insieme alla forma da dermatite da contatto “ACD o DAC” interessa un terzo della popolazione mondiale ed in Italia , paese con il primato di allergici sfiora quasi il 50% della popolazione nazionale 35% diagnosticati ed il restante ignaro di soffrirne.

Provate ad accendere il vostro computer e vi renderete conto che esistono milioni di siti che trattano questo argomento, dispensando consigli: sulla diagnosi, i sintomi, le diete da seguire, le nuove scoperte scientifiche, su aziende dedicate alla produzione di oggettistica, cosmetici, gioielli e prodotti per l’igiene intima e della casa nickel tested e cioè contenenti infinitesimali ioni di questo metallo che a basse concentrazioni non dovrebbe creare fastidi, ma in realtà non è così.

Tutto questo è molto interessante, anche se il punto focale resta la questione che il nickel è un elemento ubiquitario (presente ovunque, perfino nel corpo umano) perchè indispensabile alla vita stessa di tutti gli esseri viventi.

Allora sorgerebbe scontata una domanda da porsi: com’è possibile che un elemento che già si trova nel nostro corpo e scorre nel nostro sangue possa provocare un’allergia?

In realtà non è l’unico ma il più diffuso quindi cosa ovvia che crei più danni.

Le allergie ai metalli non sono considerate come reazioni normali da contatto acquisite, ma “da accumulo”

Secondo la moderna biologia il nostro corpo possiede un sistema chiamato “REDOX” presente in tutti gli organismi aerobi (utilizzatori di ossigeno), questo meccanismo è alla base di una funzione che parte da coenzimi “ossidoriduttivi”

Definendo il tutto con chiarezza, più sostanze ossidanti verranno prodotte ed ingerite e più componenti delle cellule comprese proteine, lipidi ed acidi nucleici subiranno danni, di conseguenza più “antiossidanti” verranno introdotti e prodotti e più il danno verrà scongiurato o attenuato.

Un sistema REDOX che non funziona correttamente inevitabilmente comporterà un accumulo di ossidanti e danni cellulari che si ripercuoteranno sul sistema immunitario dando origine alla sensibilizzazione a vari allergeni compreso il nickel.

Ho cercato di semplificare il tutto rendendo esaustivo un argomento su una fase molto più complessa, ma in questo momento il mio scopo è far comprendere alla maggior parte dei lettori in sintesi cosa avviene all’interno dell’organismo e cosa rappresentino questi due termini ridondanti, “ossidanti e antiossidanti”.

Ora invece passiamo ai dubbi che sorgono in merito non al meccanismo, che seppur ancora non conosciuto interamente dall’essere umano è di base corretto, ma in relazione alle terapie impiegate sia naturali che moderne per risolvere il problema alla radice.

Secondo la scienza medica le allergie non si curano, una volta che il soggetto è stato sensibilizzato ad un allergene dovrà conviverci per tutta la vita.

Se così fosse allora potremmo asserire che più del 70% della popolazione mondiale è composta da individui affetti da atopia (predisposizione allergica ereditaria); a questo punto non si tratterebbe secondo il mio parere più di una “sindrome” ma di una “pandemia” ma al quanto insolita data la natura non infettiva e quindi non contagiosa.

Nel caso dell’allergia al Nickel verrebbe da chiedersi se sia più corretto riuscire ad inquadrare un problema di salute alla radice o eliminare quasi tutti gli alimenti dalla propria dieta, vestirsi unicamente con tessuti di cotone bianco e non venire più a contatto con nessun oggetto che contenga il metallo sotto accusa comprese le monete.

Siamo certi che alla ricerca medica non sia sfuggito qualche passaggio?

Penso proprio di si.

Sebbene ormai non si faccia quasi più ricerca per scongiurare nuove sensibilizzazioni al Nickel in virtù della sua onnipresenza e terapie orali desensibilizzanti fallimentari, alcuni studiosi come il sottoscritto continuano con fermezza a compiere ricerche “fuori dai canali ufficiali” asserendo con fermezza che se esiste una patologia esiste una cura e che l’idiosincrasia (sensibilizzazione allergica) non sia null’altro che un campanello d’allarme “ignorato” lanciato dal nostro organismo che ci invita ad indagare avvertendoci che qualcosa non funziona come dovrebbe.

Negli ultimi anni sono venuto in contatto ed ho avuto il piacere di confrontarmi con alcuni ricercatori e medici specialisti, soprattutto di allergologia e medicina interna, che in maniera lenta ma costante hanno proseguito il proprio percorso e sono riusciti a prospettare soluzioni da adottare in caso di gravi forme di orticaria cronica e perfino anafilassi (crisi allergica potenzialmente letale) che non si avvalgono ne di farmaci antistaminici ne di corticosteroidi

In realtà queste metodologie le avevo già valutate anni prima; sono di sicuro supporto, salvavita e risolutive a breve termine, ma purtroppo nel tempo la sensibilizzazione si ripresenta in maniera aggravata, in più questi preparati utilizzati in pratica clinica off-label quindi senza approvazione da parte del comitato etico mostrano effetti secondari spiacevoli e spesso pericolosi.

La mia idea però è che l’intuizione che ha portato all’impiego della suddetta classe di medicamenti (dei quali non faccio nomi per ovvie ragioni) sia esatta, ma il prodotto farmaceutico scelto sia sbagliato per il fine che si vuole ottenere.

Siamo certi che non esista già oggi una strada molto più semplice ma inesplorata che oltre a curare le allergie provocate dal nickel non chiuda l’annoso capitolo delle allergie ed intolleranze in modo definitivo?

Alberto Fiorini